Impact Map: utilizzi pratici

Non torno a raccontarvi la teoria dell’Impact Mapping, quella l’abbiamo ampiamente approfondita in questo post.
Abbiamo anche parlato di come organizzare praticamente una sessione.
Adesso voglio concentrarmi su cosa succede una volta che la vostra Impact Map è bella e pronta. Dopo tanto lavoro vediamo come metterla a frutto.
Vi do qualche spunto ma sono certa che vi verranno in mente molti altri utilizzi pratici.

Questo è ciò che abbiamo fatto nel mio team.
Non volevamo renderlo un semplice esercizio di stile, volevamo testare il tool sul campo e vedere fino a che punto saremmo riusciti a renderlo un reale strumento di condivisione.
Per questo abbiamo iniziato a presentare l’Impact Map nei contesti più disparati e a comunicarla ai vari livelli dell’organizzazione.

Epiche nel backlog

Gli impatti – o meglio le diverse combinazioni attori / impatti – sono stati inseriti come epiche nel Product Backlog.
In alternativa potreste utilizzarli come temi, che sarebbe un’impostazione ancora più corretta dal momento che i temi hanno carattere più generale e non si esauriscono.
In questo modo abbiamo inquadrato ogni item del backlog in una visione più generale. Questo ci ha consentito di dare maggiore contesto ad ogni attività e far crescere questo tipo di consapevolezza anche nel team.

Valore atteso in demo

Abbiamo introdotto dei riferimenti agli impatti nelle slide delle demo.
Ogni incremento di prodotto o A/B test veniva presentato esplicitando l’ipotesi sottostante: l’impatto che pensavamo di ottenere attraverso l’introduzione di quella specifica feature con tanto di metriche (=KPI).
In questo modo intendevamo trasmettere al pubblico della demo le finalità che guidavano le singole attività di sviluppo. Indirettamente stavamo comunicando anche il  framework di lavoro.

Priorità di lavorazione

Questo è stato un utilizzo molto concreto. Nel nostro team mancava il ruolo dello UX designer.  Abbiamo dovuto condividere questa risorsa con altri team. Coordinarsi in questa situazione non è né facile né ottimale.
La condivisione dell’Impact Map con le persone che collaboravano al progetto (ux research, designer, data analyst, altri team, ecc.) ci ha aiutato a rendere chiare le ragioni delle priorità di lavorazione.
Lo sviluppo è diventato più fluido e le dipendenze che inizialmente creavano ritardi sono diventate molto meno frequenti.

Allineamento con gli stakeholder

Tra tutti questo è forse l’utilizzo che ho trovato più vantaggioso in assoluto.
In questo caso l’Impact Map è stata un prezioso strumento di allineamento nella gestione delle aspettative degli stakeholder e nella raccolta dei feedback da parte del senior management.
L’accento sugli attori e sugli impatti ci ha consentito di mantenere la conversazione ad un livello strategico, di mantenerci aperti ad esplorare varie opportunità ed evitare cadute quali richieste di specifiche funzionalità.

Corrispondenze con il funnel

Infine – dato che il nostro progetto era focalizzato nello specifico sull’incremento dei volumi di vendita di una determinata tipologia di prodotti (quella che nelle immagini è indicata con XXX per riservatezza) – abbiamo trovato un’interessante corrispondenza tra gli impatti definiti per le due tipologie di clienti principali e i vari step del funnel di vendita o del cosidetto “funnel dei pirati” se utilizzate un approccio vicino al Growth Hacking.
E’ quello che vedete nell’immagine principale del post.

Questo è tutto da parte mia.
Se avete voglia di condividere qualche altro utilizzo pratico che avete in mente o che avete sperimentato sono tutta orecchie.
Alla prossima!